lunedì 23 giugno 2014

Advices and brief opinions about PS3 titles

Right now I'm listening to:
Mahler - Symphony 7

Ok, so, I've been pretty busy these days due to exams... to...
Oh well, let's just say there has been nothing worth of being written.
Until now, that is.

This post is basically to suggest some games to someone who just got a PS3, but it can be seen as some random gibberish my personal opinions about some (sometimes not so) good games I've played on this (awesome) system.
But enough with the chit-chat. With the premise that the order is strictly alphabetic, let's start right away:
  • Ar Tonelico Qoga (a.k.a. Ar Tonelico III): I'd suggest anyone not familiar with the saga to just skip this. The innuendos were almost too much even for me, even though plot is not that bad. However, if you do know Ar Tonelico I and II, this is your chance to finish the saga, as AT3 is available only on PS3.
    What I do suggest in any case, however, is to listen to (almost) ALL the hymmnos of the saga, especially the tracks sung by Akiko Shikata. I'll post one of my favourites here as an example of what you can expect:
    Ar Tonelico I - EXEC_CHRONICLE_KEY
    (I have to say, choosing only one would be quite hard, so I just linked the first hymmnos I heard and that got me into the series and Akiko Shikata. You could say it's my first love :P). If you think it is good, just know that if you actually know the circumstances around it, it gets even better. If you don't, don't worry about the lyrics being a spoiler because they aren't :P
  •  ICO & Shadow of the Colossus Collection, Heavy Rain: Now these are quite unique titles. I'd suggest to simply do a little research about them and see if they might be your cup of tea.
  • Nier: This is simply the most underrated title of the gen. Reviewers probably saw the (kinda) shitty graphics, played it for a few hours, then wrote shit about it. (My and others') truth is: from the technical point of view the game is not the best, indeed, but plot and music are simply top-notch, while gameplay is average. Even though Nier is more like an Action/JRPG, it's definitely a title you wanna play even if you don't particuarly like the genre. You'll end up remembering its characters, story and tracks for a long time.
  • Tales of Graces f: This is a somewhat classical JRPG. I'd say that overall story and music are lighthearted and good, but graphics sure is quite nice and gameplay might be a bit complex at first, but you'll end up addicted to it. It's probably not one of the best titles I've ever played, but it's definitely good.
  • Trine: A very good platform that you can buy from the PS Store. The fastest and most faithful way to describe this would be "A fable made videogame". And unlike Trine 2, it's not especially hard.
  •  Valkyria Chronicles: And here we are at the last title of this short list. Valkyria Chronicles is a SJRPG, combining both turns and real-time action, and quite a bit of strategy (that S at the beginning is there for a reason :P). Mind you: it can be rather challenging, especially on some missions, but I really liked the plot and the characters. Music is nice too.
    (P.S.: Note that Valkyria Chronicles 2 is available on PS Store for PSP/Vita too, but unfortunately I really didn't like it as much).

 Keep in mind that all of the above titles have been cleared by yours truly. There are other titles that I have yet to start, such as: Child of Light, Ni No Kuni, Puppeteer, Tales of Xillia, Okami HD, Journey and others I don't even remember right now. I suggest you do a little research about these as well, as they all seem pretty good.

Okay, that's all. At the very least, I hope I gave you some ideas about what to buy or to focus on :D



P.S.: As of this post, for reasons I won't write (not because they're secret, rather simply because I'm too lazy :P) probably all of my posts will be in English.

lunedì 19 maggio 2014

Kami-sama no Inai Nichiyoubi

In questo momento sto ascoltando:
Dream Theater - Pull Me Under
Dream Theater - Surrounded

Non vi preoccupate, questo post non sarà come il precedente, sarà molto più breve. Potrei benissimo dirvi solamente "guardatelo", ma non sarei molto convincente, quindi tanto vale provare a dare qualche minimo di motivazione.

Premessa: L'anime in questione è ambientato in un mondo che è stato (praticamente) abbandonato da Dio. Come conseguenza di ciò, la gente non può più morire né procreare.
"Ah, una pacchia quindi"
No, non proprio, perché seppur è vero che nessuno può morire (in senso stretto, almeno), è altrettanto vero che dopo che si è deceduti pian piano si entri in uno stato degenerativo in cui la personalità cambia e si diventa sempre più egoisti e cattivi.
"Bella merda quindi"
Eh sì. Però Dio non è stato così cattivo da chiudere la baracca e andarsene. Come ultimo gesto ha lasciato i gravekeeper fra l'umanità, che sono gli unici che possono far finalmente trovare la pace ai morti.
"Quindi ci dobbiamo aspettare scazzottate?"
No, i gravekeeper necessitano semplicemente di seppellire i deceduti per metterli in pace.

Non male, vero? Vi posso garantire che in effetti non lo è per nulla, e anzi, l'unica pecca è che ci sono solo 12 episodi (e 1 special che però non è che abbia molto senso...). Ah, anche il finale - che apparentemente è diverso rispetto al manga - è un po' forzato, ma vabbé, valli a trovare show con un bel finale in questi giorni.
Tolti di mezzo gli aspetti negativi, passiamo a quelli positivi:
  • Design: I disegni non saranno fra i più definiti del mondo, ma i colori e lo stile in generale sono più che sufficienti per compensare;
  • Colonna sonora: Veramente molto bella; composta sostanzialmente da 34 tracce (tutte o quasi molto brevi), non solo si adattano benissimo alle scene ma si ascoltano con molto piacere anche da sole;
  • This actually makes me think: Questo secondo me è - o dovrebbe essere - il punto che spinge sempre a creare qualcosa. Che si tratti di un anime, di un gioco, di un brano, qualunque cosa veramente, si dovrebbe fare perché si vuole trasmettere qualcosa al pubblico, un messaggio che possibilmente spinga a riflettere su tematiche più o meno interessanti. Kami-sama no Inai Nichiyoubi offre diversi spunti del genere, cosa che ho apprezzato tantissimo in quanto ormai se ne vedono veramente pochi.
 Avevo promesso di essere breve e probabilmente ho già scritto fin troppo, quindi mi fermo qui.

tl;dr version: guardatelo.

sabato 26 aprile 2014

Dark Souls (2)

In questo momento sto ascoltando:
Akiko Shikata - Buonanotte
Akiko Shikata - Arcadia 
(E altre canzoni di Turaida)

Ah. Ci siamo.
Honestly, scrivere questo post sarà un'impresa. La mia intenzione era infatti non solo quella di commentare Dark Souls 2 (cosa che potrei fare in pochissime parole), ma cercare di far capire a tutti quelli che me lo chiedono "cosa c'è di così bello". Un'impresa molto ardua, vi garantisco, dato che la maggior parte del fascino di questa saga è difficile da descrivere a parole. Ma vabbé, vediamo cosa riesco a fare.

(N.B.: Se d'ora in avanti ometto il numero dopo il titolo significa che mi riferisco alla saga)

Ciò che sta alla base della trama di Dark Souls è molto semplice, e d'altro canto è naturale dato che la trama "c'è e non c'è": il mondo sta cadendo (o più che altro, è già caduto) in rovina, e aspetta solo noi per essere salvato.
Ecco, fermi qua.
Se vi state immaginando qualcosa in stile JRPG tradizionale, fate retromarcia e cercate un altro parcheggio.
Ho detto che il mondo è in rovina, and I meant that. Dark Souls è unico nel suo genere (e non solo) per riuscire a trasmettere questa sensazione. Sarà la palette colori, sarà l'assenza di colonna sonora durante le fasi esplorative, sarà l'insieme di queste cose e altre, ma gli sviluppatori riescono a far respirare aria di rovina e desolazione ad ogni passo. Non esagero col dire che non riesco a pensare ad altri giochi con un'atmosfera così affascinante e coinvolgente.
Il tutto si riflette sul gameplay: quest'aria di mistero può anche intimorire, e questo a sua volta dovrebbe spingerci ad essere cauti, cosa per altro caldamente consigliata perché cose a cui stare attenti ce ne son fin troppe: dietro quell'angolo potrebbe esserci un burrone, quel nemico che sembra morto in realtà forse sta solo fingendo, o quello scrigno che stiamo aprendo in realtà non è ciò che sembra (dannati mimic, dovrebbero nerfare quelli).

Quest'atmosfera di mistero è supportata anche dalla trama apparentemente solo abbozzata. Da un lato è vero che le premesse sono semplici, ma dall'altro gli sviluppatori ci offrono diversi strumenti per conoscere di più il mondo. Mi riferisco soprattutto ai PnG, con cui possiamo parlare in maniera praticamente opzionale, e alla descrizione riportata negli oggetti, che di solito ha una struttura ben definita: una prima parte che illustra brevemente le caratteristiche dell'oggetto, diciamo dal punto di vista del gameplay, e un'altra che invece è di solito più criptica e affascinante, nonché a volte illuminante sul mondo o su qualche personaggio.
Probabilmente questo è un concetto difficile da capire, quindi riporto qualche esempio nella speranza di rendere la cosa più chiara. Questa per esempio è la descrizione dell'oggetto che ci permette di acquisire 1 umanità (i.e. ci permette di tornare "vivi") in DS1:

Rare tiny black sprite found on corpses.
Use to gain 1 humanity and restore a
large amount of HP.


This black sprite is called humanity, but
little is known about its true nature.
If the soul is the source of all life,
then what distinguishes the humanity
we hold within ourselves?


Un altro esempio (this is one of my personal favourites), questo da DS2:

"Stone made up of crystallized souls.
Gradually restores a large amount of HP.

A rare stone with so brilliant a shine would fetch a handsome price. 
But what value could it really have, without knowing who died to leave it behind?"

Ultimo esempio, questo per capire come le descrizioni ci possano aiutare a saperne di più sul mondo o sui personaggi. Questa è di un anello di DS2:

"A ring bearing a soldier's seal.
Increases the load that can be carried.

These rings were granted to warriors who
distinguished themselves in the service of
King Vendrick. The king favored simple
warriors who staked their every battle on
strength alone."

Potrei continuare con veramente qualunque oggetto, ma mi fermo qua.
Capito perché sopra dicevo che la trama "c'è e non c'è"? Dark Souls offre la possibilità di interessarsi o meno alla cosa: possiamo parlare con tutti i PnG e stare attenti a questi piccoli particolari, o possiamo tranquillamente ignorarli e procedere per la nostra strada falciando tutto.

Ok, quindi abbiamo un'atmosfera e una trama misteriose che si legano fra di loro in maniera eccellente. Già questa è una cosa più unica che rara, e personalmente sarebbe già abbastanza per farmi comprare qualunque capitolo della saga, ma che ne è del gameplay in sé?
Beh qua in realtà non perdo tempo, dato che mi sono dilungato già parecchio e anche perché probabilmente ne avrete già sentito parlare. Mi limito giusto a un paio di commenti veloci:
  1. La saga non è così difficile come si dice, soprattutto questo secondo capitolo l'ho trovato abbastanza facile - ad esclusione di pochi boss che sono stati però nerfati con l'ultima patch.
  2. La cosa bella di Dark Souls è che se si muore, al 95% la colpa è solo nostra. Nel restante 5% si muore perché la telecamera gioca brutti scherzi, e quelle sono le uniche volte veramente frustranti.
 Insomma, spero perlomeno di aver dato un'idea di ciò che rende questa saga così bella e particolare. Quanto al secondo capitolo, che è quello di cui volevo parlare quando ho iniziato questo post, posso solo dire che è migliore del predecessore sotto praticamente tutti i punti di vista. Davvero, non riesco a pensare ad un aspetto che fosse migliore in DS1.


tl;dr version: Dark Souls è una saga intrigante, epica e affascinante, che ha gettato le basi per un nuovo genere videoludico. Se vi piacciono il fantasy e le sfide difficili, non potete chiamarvi videogiocatori se quantomeno non lo provate. Period.

lunedì 21 aprile 2014

Mirai Nikki

(i.e. come un finale può salvare una serie)

In questo momento sto ascoltando:
Dark Souls 2 OST - Majula
(E successive)


Mirai Nikki è stato tricky è un altro anime che è riuscito a fregarmi.
Again.
Sì, perché è stato l'esempio da manuale del solito "Pensi sia bello (e simile ad Higurashi), eh? Mi spiace, in realtà non è vero, ed ormai è troppo tardi perché tu lo possa apprezzare mai appieno". Come se non fosse abbastanza, c'è stata anche un'altra fregatura, che (purtroppo) potrebbe risultare familiare a molti; io la chiamo "Premessa-fighissima-ma-che-poi-viene-sviluppata-malissimo". Come "In Time", per capirci.

La riassumo per chi non dovesse essere familiare con l'anime: Mirai Nikki tratta della battaglia fra diversi individui, sconosciuti fra di loro, che combattono per determinerare chi sarà il nuovo dio dello spazio-tempo. Ognuno dei partecipanti possiede uno speciale strumento, ossia un diario del futuro (Mirai Nikki, per l'appunto), capace di prevedere parzialmente gli eventi futuri. Sì, ho scritto parzialmente, perché l'abilità specifica di ogni diario, e gli eventi del futuro che riporta, dipende dalla personalità del possessore.

Questo è in soldoni l'incipit della storia. "Beh dai, sembra figo!"pensai alla fine del primo episodio. Peccato che bastarono i due episodi successivi a farmi capire che qualcosa non andava per il verso giusto.
Il ritmo dello show infatti è alquanto particolare, almeno rispetto a quello che mi aspettavo. Sono 26 puntate e 1 OAV, per cui pensavo che le cose sarebbero andate nice and slow: il protagonista che indaga su chi poteva essere un avversario e chi no, lo studio di una tattica per sconfiggerlo, vari giochi di alleanze per sconfiggere i favoriti... Insomma, i classici.
Peccato però che le parti interessanti sembrano come minimo rushate, e nel giro di poche puntate sappiamo praticamente tutto sulla maggior parte dei partecipanti, e anzi molti di essi sono già sconfitti. Il tutto per lasciare spazio ad episodi filler o quasi.

Lo show si riprende verso la fine, quando il protagonista decide di tirare fuori i cohones subendo un'improvvisa trasformazione da eterno indeciso / sfigato cronico a badass stratosferico. Perlomeno in quella parte si assiste effettivamente a qualche colpo di scena, e per tutto questo c'è da ringranziare uno dei personaggi (e il suo The Watcher, soprattutto).

Sul protagonista e il suo rapporto con la sua stalker/fidanzata/guardiana potrei scrivere più di quanto ho voglia, quindi mi limito a commentare, per chi è familiare con lo show, che personalmente capisco (e in molti casi appoggio) le decisioni del protagonista, che la maggior parte delle volte non è che avesse molta scelta, eh.

Ok, questo è quanto per Mirai Nikki.
Potendo tornare indietro non penso lo vedrei, ma almeno mi ha insegnato un paio di cose:
1) Il giudizio degli appassionati non è perfetto, dato che Mirai Nikki, apparentemente, per moltissimi è un ottimo anime.
2) Tutti gli anime che qualcuno paragona ad Higurashi sono discreti at the very best, e in nessunissimo caso gli si avvicinano nemmeno lontanamente (cfr. Shiki).

sabato 12 aprile 2014

Dexter

In questo momento sto ascoltando:
The Hobbit II OST

Inizio il post con quella che può sembrare una sciocchezza, ma che in realtà può trarre in inganno: no, quando parlo di Dexter non mi riferisco al (mitico) cartone "Il Laboratorio di Dexter", ma ad una serie TV dai connotati decisamente più macabri.

Riassumere quello che sta alla base di Dexter è molto facile: si assiste alla storia di Dexter Morgan, forensic analyst ("the blood guy") della polizia di Miami di giorno, assassino di notte. Un assassino molto particolare però, in quanto prende di mira solo criminali che sono sfuggiti al sistema.
Premessa semplice, no? Eppure - o forse, proprio per questo - Dexter riesce ad essere qualcosa che ormai posso dire di pochi show: sa essere accattivante. Sì, perché parliamo di 8 stagioni, ognuna composta da 12-13 episodi da quasi 50 minuti l'uno, guardate nel giro di 2 o 3 settimane. If you want to do the math, knock yourself out, ma si nota subito che parliamo di veramente tante ore.
C'è da dire che non tutte si mantengono sullo stesso livello: ogni stagione è a se stante e presenta una trama auto-conclusiva (per altro è degno di menzione il fatto che non ci siano filler, ma con ogni puntata si vada avanti sotto sostanzialmente tutti i punti di vista). Peccato che arrivati alla 4° stagione si siano viste un po' tutte le situazioni più interessanti, e dalla 5° in poi gli autori tendano a riciclare un po' troppo - nonostante alcune sfumature, ovviamente, siano diverse. Però ehi, riciclare buone idee non è detto che produca risultati negativi.

L'unica cosa che Dexter ha di veramente negativo è stato il finale. E non intendo le ultime due puntate, ma proprio gli ultimi 20 secondi. Una roba che già lascia perplessi di per sé, all the more so se si pensa che la series finale è andata in onda quasi in contemporanea con quella (perfetta) di Breaking Bad.

Nonostante ciò, mi sento di consigliare Dexter a tutti quelli a cui aggradano i thriller, a patto che non siate impressionabili, perché di morti cruente - seppur inquadrate da un punto di vista prettamente scientifico e razionale - se ne vedono non poche.

lunedì 17 marzo 2014

Hal

In questo momento sto ascoltando...
Beethoven, Piano Concerto #5 - Bernstein, Serkin 

Dopo qualche tempo di (apparente) inattività ecco che torno a postare da queste parti, raccontandovi di un titolo probabilmente sconosciuto alla maggior parte. Mi sento quindi moralmente obbligato a qualche (breve) spiegazione.

Hal è un anime-movie, della durata di poco meno di 1 ora, che ci fa assistere alla storia di una ragazza che perde il proprio fidanzato in un incidente aereo, salvo poi ritrovarselo dopo poco tempo di nuovo a casa sua. Non temete, non si tratta affatto di zombie o simili: il ragazzo in questione non è il suo vero fidanzato, ma un robot con le sue identiche sembianze, mandato dalla ragazza da qualche istituzione per cercare di farle ritrovare il piacere di vivere.

Insomma, non si tratta propriamente di temi allegri, semmai più sullo strappa-lacrime. Difficile però riuscire bene nell'impresa in un lungometraggio di nemmeno un'ora, e infatti Hal è riuscito a toccarmi poco più che superficialmente giusto in qualche momento.
Ciò non toglie che sia una visione che non mi è dispiaciuta, almeno finché non si è arrivati ai 3/4 del film, dove - per usare un eufemismo - c'è un plot-twist che mi ha spedito la mandibola al piano di sotto.
Ma allora perché la visione è diventata più faticosa a partire da quel momento? Beh, semplicemente perché gli sceneggiatori hanno voluto strafare. Se Hal fosse stato un giallo, il plot-twist sarebbe stato l'equivalente di scoprire che l'assassino è il gemello cinese del protagonista, che è anche il narratore, che non è mai stato introdotto ufficialmente se non alla fine del racconto, e che per l'omicidio ha invocato l'aiuto di alieni che hanno usato una tecnologia avanzatissima. (Sì, quello che ho appena scritto è molto strano, ma ha un suo senso, che probabilmente coglieranno in pochi, ma va beh).

Ciò detto, riconosco che la mia reazione è stata per l'appunto mia, e che Hal rimane una buona visione in un pomeriggio tranquillo, specie se non si hanno grosse pretese e si è in cerca di un tocco di melodrama.

Ora scusatemi, ma torno a premere a manetta F5 sulla pagina del tracking della mia copia di Dark Souls 2 (anche se so che di notte i corrieri non lavorano).

mercoledì 26 febbraio 2014

Dragon Age: Origins (& Awakening expansion)

In questo momento sto ascoltando...
Kamelot - The Human Stain
Akiko Shikata - Siren -Heroes of Argonauts-
Sonata Arctica - Broken
Enya - May it Be

Da quando ho aperto questo blog, ho parlato pressocché solamente di "roba jappa", apparentemente contraddicendomi da solo viste le premesse. A parte la parentesi di Dragon's Dogma, magari, che però non è stata proprio entusiasmante.
Da una parte, sicuramente, questo è un periodo in cui sto più che altro sfamando la mia fame di roba orientale. Un periodo "JRPG & Anime" più che "Action & serie TV", diciamo. Quest'ultima parte però non è stata totalmente assente, ma è stata portata avanti da un unico, immenso titolo. Esatto, quello riportato nel titolo di questo post. Ed è giunto (finalmente) il momento di parlarne.

Non ho definito Dragon Age: Origins un titolo immenso per nulla: lo sviluppo è durato diversi anni (e si capisce perché!), e per portarlo a termine ci sono volute ben 85 ore. Tante in senso assoluto, praticamente un'infinità se si considera la longevità media dei titoli odierni.
La domanda che può riassumere il post è: n'è valsa la pena?
Ora, credetemi, vorrei dare una risposta secca e chiudere qua il discorso, ma non sarebbe molto professionale da parte mia, non credete? Quindi, come ormai mio solito, parlerò dei vari aspetti separatamente (inizialmente). Here we go.
  • Trama: Beh, parliamo di un RPG, e di un RPG bello grosso per altro, quindi quale poteva essere il primo punto in esame se non questo? La trama di DA:O non è molto complicata, e di fatto si capisce come si svolgerà praticamente tutto sin dalla fase iniziale del gioco, senza particolari plot-twists (o almeno, io non ne ricordo di particolari). Bocciata quindi? Ma giammai. Si potrà anche prevedere senza troppa fatica, ma ciò non toglie che sia raccontata bene, che noi abbiamo il potere (limitato, ovviamente, ma tant'é) di cambiarla, e che sia epica quanto basta. Devo dire però che la parte iniziale e finale si lasciano giocare che è un piacere, mentre quella da metà a tre-quarti è un po' più sottotono. Ma quello più che per la storia probabilmente è per il...
  • Gameplay: Ah, questo forse è l'aspetto migliore. Era dai tempi di Baldur's Gate che non giocavo un RPG degno di questo nome, e DA:O è riuscito nel difficilissimo compito di farsi apprezzare anche in un confronto diretto con il vecchio titolo Black Isle / Bioware. Il gameplay è pressoché quello che mi aspetto quando sento il termine "RPG", una via di mezzo perfetta fra action e strategia, il tutto condito da un'ottima personalizzazione e gestione del party e un'ottima gestione dei soldi e degli oggetti acquistabili. Insomma, fossero tutti così.
  • Gameplay (2): Ho appena menzionato la gestione del party. Questo punto va meglio approfondito. In DA:O non solo possiamo gestire il nostro gruppo durante l'esplorazione e le battaglie, ma possiamo anche interagire con ognuno dei personaggi, per conoscerli meglio e approfondire il nostro rapporto con loro (con tanto, ovviamente, di possibilità di romance-are chi più ci aggrada). Peccato che la cosa all'atto pratico sia implementata in maniera... ambigua. Da una parte, infatti, i nostri compagni (non) saranno d'accordo con noi in base alle scelte che effettueremo, cosa molto apprezzata. Peccato che dall'altra basta dargli qualche oggetto/regalo (che è possibile trovare giro o comprare per pochi soldi) per farli tornare più bendisposti di prima nei nostri confronti. Ho trovato gestita in maniera non proprio esaltante anche l'unica romance che ho intrapreso (indovinate con chi? Esatto, con Morrigan. Era una domanda facile, dai). Insomma, non mancano cose buone ma nemmeno quelle migliorabili.
  • Lato tecnico: Qua non c'è molto da dire; grafica che si lascia apprezzare (e infatti il gioco non è esattamente leggero) nonostante l'età, e colonna sonora carina ma non spettacolare; diciamo dalla qualità media buona ma con pochi picchi d'eccellenza.
Ho scordato qualcosa? Probabile, ma quello che ci tenevo a specificare l'ho detto.
Ora posso rispondere alla domanda all'inizio di questo post. Valeva la pena spendere 85 ore di gioco su Dragon Age? Ebbene sì. Badate, non è perfetto, ma non mi pento di averci giocato per così tanto tempo. È ai livelli di Baldur's Gate? Secondo me no. Non so se è l'effetto nostalgia, ma ho la sensazione che Baldur's Gate non si poteva proprio spingere oltre considerando quando è uscito. Dragon Age invece "si applica ma può fare meglio".

Insomma, il senso del post è che se vi è piaciuto Dragon Age vi conviene correre su Steam e comprare l'Enhanced Edition dei due capitoli.